frapalymo november ’17, vierter beitrag

 Abschied nehmen

(feste Nomen-Verb-Verbindung,

aber nur Theorie)

die Praxis

das Leben

Erfahrung, die, -en

das Leben

vor und nach dem Krieg

Liebe

Kinder

Herzenswärme

Gottvertrauen

Zeichen

Markenzeichen Optimismus

Zeichen

setzen, verstehen und erkennen, alarmierend

viele Krankheiten

der Tod, der Schmerz

Asche im Grab.

 

mein Text zum heutigen impuls ’substantive‘

und heute probiere ich es auch mal auf Italienisch

 

l’addio

(genere maschile,  solo teoria)

la prassi

la vita

l’esperienza/-e, genere femminile

la vita

prima e dopo la guerra

l’amore

bimbi

bontà di cuore

fiducia in dio

segni

segno di riconoscimento ottimismo

segni

lasciare, comprendere e riconoscere, allarmanti

tante malattie

la morte, il dolore

i ceneri nella tomba

 

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ulbarb in germania.

Sono ormai anni che passo il mese di luglio in germania. sto a casa dei miei cioè trascorro una parte delle mia estate nella casa in cui sono cresciuta dai sei anni in poi. la cosa più bella è che i miei tre ragazzi m’accompagnano con entusiasmo. Loro, nati in italia, si sentono persi, se non vanno almeno una volta durante l’anno in germania. hanno nostalgia come me. vanno fieri di possedere non solo due lingue ma anche due culture. anche se deco ammettere che l’impresa ‚bilinguismo‘ non è facile da realizzare… la figlia più piccola comprende tutto ma non vuole parlare.

Dai, partiamo, allora:

Finché non mi sono trasferita a torino e poi a monza,  ho vissuto sempre in un contesto molto campagnolo nel sud del paese. in altre parole: anch’io ho un anima da terrona. quando vedo apparire le colline vulcaniche del hegau poco dopo la dogana a schaffhausen mi si apre il cuore.

Per farvi capire il mio mondo d’origine basta tradurre letteralmente i nomi dei luoghi lungo le strade provinciali e/o visitati durante le vacanze. ‚casa nella valle‘, ‚villaggio mulino‘, ‚città del alto piano‘, ‚fine‘, ‚case davanti al bosco‘, ‚la valle d’inferno‘, ‚regno celeste‘, ‚paese sopra‘, ‚chiesa sopra‘. il massimo era un campo sportivo che si chiamo „kuhloch“ quindi ‚pascolo mucche/buco mucche‘.

Io, quando parto, porto nelle valigie la voglia di stare fuori. fuori nel giardino, nel bosco, in mezzo ai campi, in mezzo alla natura. Appena scesi dalla macchina, la mia figlia ‚mezzana‘ lancia il solito grido che scuote tutto il vicinato:“Oma, ci siamo!“ per poi prendere fiato e commentare l’aria buona che sa di liquame, erba e pioggiarellina.

Viviamo dei giorni tranquilli che vengono solo interrotti dagli stupidi compiti rilasciati dalla scuola italiana e del pranzo servito alle ore 12.00. facciamo passeggiate ed escursioni, spesso assieme alla nonna tedesca. la tradizione prevede di andare a trovare mia sorella, sopratutto nei giorni del „schützenfest“: una manifestazione storica e folcloristica. un piccolo oktoberfest. con stupore i miei bimbi osservano i cugini che prendono la birra per pranzo. Un altra tradizione é scendere al lago. intendo il „bodensee“ – il mio paradiso, qui vorrei invecchiare. quest’anno siamo andati ad überlingen. e poi ci vuole sempre una gita nella foresta nera. qiu viveva la mia nonna materna la quale io ricordo sempre con gran affetto. però l‘ higlight di quest’anno è stato l’europapark!

tanti pomeriggi li passiamo in piscina. non c’è posto migliore in germania per mangiare per merenda patatine fritte. Le migliori si trovano lì. poi c’è il cinema: si vedono i film in lingua tedesca e, in confronto all’italia, non c’è l’interruzione di essi. se piove o fa freddo,  si va a fare shopping nel „müller“, una catena di negozi che offrono prodotti per il bricolage fino ai cosmetici da parafarmacia. i miei tre spendono la loro pagetta in giochi o cancelleria. pensate: i scolari in germania usana (devono usare) la penna stilografica con l’inchostro vero! il vantaggio di questo negozio: tutto costa molto, ma molto di meno che in italia. devo persino fare la spesa per le mie amiche tedesche che vivono a monza: tè, creme per il viso, creme per i piedi, oli naturali, prodotti bio e viveri etc etc etc. e io mi devo sempre autocontrollare a non comperare le confezioni da mezzo chilo dei miei dolci preferiti. dolci che hanno il sapore dell’infanzia. alla fine delle vacanza mi compro normalmente qualche sacchettino finendo il loro contenuto durante il viaggio di ritorno. a proposito mangiare: non è vero che i tedeschi mangiano la pasta con la marmellata, ma è vero che abbiamo le marmellate più buone. mi sono portata una modesta provvista del gusto fragola-rabarbaro.

Quando andiamo a gironzolare per il mio paese o cittadine limitrofe i miei ragazzi rimangono sempre con la bocca aperta quando vedenono i bambini tedeschi andare in giro da soli. una volta superato i sei anni che corrispondono all’entrata in  prima elementare, i giovani vanno da soli a scuola, a dopo-scuola, dai amici, a fare sport.

Una delle mie figlie ha fatto la terza media. per festeggiare il voto di uscita siamo andate (io e lei da sole) a berlino. che forte. il stesso viaggio ho fatto con il figlio un po‘ di tempo fa e lo farò con la più piccola. evvivano le tradizioni famigliari! abbiamo attraversato quasi tutta la repubblica in treno e potevamo pernottare da amici.

Ovviamente non posso non nominare le mie amiche. non sono solo i più di 400 km di strada che ci separano. spesso è la vita quotidiana che non permette contatti regolari. quando mi trasferii in italia c’erano o il telefono fisso (con costi allucinanti) e le lettere classiche. ma sono riuscita a mantenere l’amistade (quanto mi piace quest’espressione sarda!) con un sacco di gente.

Prima o poi però mi manca mio marito, la gentilezza innata delle persone italiane oppure un buon piatto di lasagne fresche. allora devo ripartire. sono sempre in qualche modo in partenza, anche se passo i prossimi dodici mesi ferma e bloccata in lombardia.

Seguono foto della germiamania:

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passeggiata sul‘ alto piano svevo con vista sul castello ‚hohenzollern‘

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ravensburg, ‚città dei torri‘. ho fatto vedere la città dove io ho studiato e vissuto.

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Bodensee

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l’hobby preferito della filgia più piccola: andare per parchi faunistici

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presso il famoso checkpoint charlie

 

 

 

aus dem zweisprachigen nähkästchen geplaudert (2)

(endlich mal wieder was zum thema „zweisprachigkeit“)

freudestrahlend kehrte letzte woche mein fast siebzehnjähriger sohn aus der schule zurück:“der cazzaniga habe ich es heute aber gezeigt!“

aha, er hatte deutschunterricht.“und, was war denn los?“

„na ja, ich habe eine wette gewonnen, denn sie hat behauptet, dass scoiattolo, ‚rehkitz‘ bedeuten würde, aber ich habe ihr gesagt, dass es „eichhörnchen“ heisst. und die hat sogar die lezione unterbrochen und hat in ihrem tablet nachgeschaut, dann ist es ganz still geworden und sie meinte nur… tja, ich hab’s besser gewusst. dann hat sie gefragt, wieso ich das so genau wisse, und ich habe nur gemeint, dass ich als kind in den deutschlandferien  immer in irgendwelchen tierparks oder im schwarzwald unterwegs war.dann weiss man das sein leben lang!“

hinter dem redeschwall verbarg sich nicht nur der triumph, etwas besser als die prof zu wissen, sondern auch der stolz darauf, zwei sprachen zu beherrschen. der weg dorthin war aber seht steinig.

offen und ehrlich gesagt, kann von ‚beherrschen‘ nicht die rede sein. mein vorhaben, meine drei kinder zweisprachig aufzuziehen, hat nur teilweise funktioniert.

mein sohn, mein erstes kind, kann von allen dreien deutsch am besten:

liegt es daran, dass er während seiner ersten drei lebensjahre seine mutter (damals nicht berufstätig) nur für sich hatte? oder weil er ein neusprachliches gymnasium besucht, an dem er latein, englisch, spanisch und deutsch lernt?

‚die sprache seiner mutter‘ ist aber nicht automatisch seine muttersprache geworden. er definiert sich als italiener. und in italienisch hat er leider auch so seine schwierigkeiten. ich bin nur froh und erleichtert, dass es bei anderen familien, die die zweisprachigkeit praktizieren, auch nicht anders abgeht.

mein sohn war, was die sprachentwicklung anging, recht spät dran und solange er nicht in den kindergarten ging, sprach er „deuliano“, eine bunte mischung aus deutsch und italienisch (grosseltern und babysitter bekamen entsprechende wörterbücher ausgehändigt). diese sprache wurde dann auch noch mit der typischen babysprache eines kindes vermischt (erkläre mir mal einer, wieso er zu keks bzw. biscotto ‚kingi‘ sagte?). der alltag von meinem sohn und mir  war recht international, denn ich hatte bzw. habe viele kontakte mit anderen nicht-italienischen frauen/familien und war lange mitglied in einem club für expats, in dem englisch gesprochen wurde.

dann kam der kindergarten. zuerst verstanden die erzieherin und die compagni den kleinen fast gar nicht, aber nach sechs wochen sprach mein sohn nur noch italienisch, auch mit mir und meiner familie.

in der grundschule hatte er anfangs besorgniserregende schwierigkeiten beim lesenlernen und die ersten (auf-)sätze waren versehen mit deutschen und oder falsch geschriebenen wörtern.und auch die stellung der adjektive, der gebrauch der präpositionen und der satzbau waren katastrophal.  die lehrerinnen waren besorgt, ob das kind nicht eine lernschwäche hätte. ich ließ ihm zeit, wollte abwarten. aber irgendwann saßen mein mann und ich doch beim psychologen einer beratungsstelle. eine lernschwäche liegt nicht vor, und mit der zeit verschwanden unsere probleme. ich denke, dass sich seine schwierigkeiten u.a. auch auflösten,  weil er mit acht/neun jahren eine wichtige, persönliche entscheidung getroffen hatte: eines nachmittages, als wir in der kinderbibliothek in monza waren, las er einen handgeschriebenen zettel vor:“spanische muttersprachlerin erteilt nachhilfeunterricht…“ nach einer kurzen nachdenkpause, kommentierte er :“und ich bin ein italienischer muttersprachler“.

ein stich ins mutterherz! jedoch was sollte ich sagen oder tun?  positiv ist, dass es meinen sohn  bzw. meine kinder nie störte, dass ich mit ihm weiterhin auf deutsch spreche (sie finden es wohl cool, eine etwas andere mamma zu haben).

eine der grundregeln der zweisprachigen erziehung ist, sich mit dem kind exklusiv auf der ‚zielsprache‘ zu unterhalten. leichter gesagt, als getan. meine kids haben sehr schnell begriffen, dass ich zwar mit ihnen deutsch spreche, aber dass ich auch sehr wohl die ‚andere‘ sprache  gut beherrsche. sie hörten und  hören mich doch reden – tagtäglich: mit verwandten, freunden und freundinnen, kollegen, mit der supermarktkassiererin, dem bankangestellten, den nachbarn etc. etc. etc. wir leben nun mal in italien. seltsamerweise hat mein sohn meine fehler, die ich in der italienischen sprache mache, abgekupfert. die zwei töchter nicht. hätte ich mich, in der zeit der sprachentwicklung, dumm stellen sollen? so tun, als ob ich nur meine muttersprache könne? geht doch gar nicht, denn mit meinem mann rede ich auf italienisch. er kann recht gut deutsch, aber, ich wiederhole mich, wir leben nun mal hier.

ein anderes hindernis ist die hausaufgabenbetreuung. ich darf zwar meine kinder mit einem ‚mach‘ mal deine hausaufgaben!‘ anraunzen, aber es ist doch klar, dass ich das einmaleins, die italienischen regionen und provinzen, die verben (ob indicativo oder congiuntivo), geschichtsdaten, chemische formeln etc. auf ihrer ’schulsprache‘ abfrage! ihre lehrer würden eine antwort wie ‚ fünf mal fünf ist fünfundzwanzig‘ weder verstehen noch akzeptieren.

ihr müsst euch das so vorstellen: ihr seid unterwegs und trefft auf eine fünfköpfige familie. alle labern wild durcheinander, alle labern italienisch, nur die eine nicht – und die bin ich. mein mann  und ich stritten uns, als der sohn klein war über  tierlaute oder sirenen. macht der hund nun ‚wauwau‘ oder ‚baubau‘, macht der krankenwagen ‚tatüta-a’oder ‚popi-popi‘?

ab und zu passieren meinem sohn noch lustige versprecher wie ‚polizista‘, ‚deschreibieren‘ oder ‚kaninchenvogel‘; in deutsch ist er klassenbester und in italienisch braucht er halt nachhilfeunterrich. allora, wird schon werden.

 

 

 

 

 

umfrage: lieblingswort/ alla ricerca della parola preferita

beginnen wir das neue jahr mit einer umfrage.

wie ihr wisst, beschäftige ich mich nicht nur hobbymässig mit schreiben und sprache. meine muttersprache ist auch mein beruf geworden. ich unterrichte deutsch. um die stunden abwechslungsreich, spannend und modern zu gestalten, greife ich gerne auf verschiedenste materialien zurück. so gibt es u.a. eine nette zeitschrift, die ich gerne lesen lasse. in der novemberausgabe 2015 ging es, im rahmen des zehnjährigen bestehens der zeitschrift, um das deutsche lieblingswort der leser bzw. sprachschüler. auf platz eins kam ‚Gemütlichkeit‘. es folgten worte wie zum beispiel ‚Eichhörnchen‘, ‚Sehnsucht‘, ’natürlich‘, ‚Fernweh‘, ‚Windschatten‘ und ‚genau‘. bei letzterem musste ich grinsen, denn ich hatte den spitznamen ‚Frau Genau‘, als ich vor einigen jahren an einem gymnasium arbeitete.

ich frug bei meinen schülern nach. herr P. liebt ‚Prosit‘ und erinnert sich ans oktoberfest. francesca mag ‚Sehnsucht’und denkt an ihre schulzeit, schriftsteller und deren texte und gedichte, die sie damals kennengelernt hatte und barbara meinte ‚Trecker‘, weil das das erste wort gewesen sei, dass sie als au-pair-mädchen in bayern gelernt habe. roberto bestätigte ‚gemütlich‘; meiner meinung nach, denkt er an die bierkneipen, die er nach feieraben (auch so ein nettes wort!) während seiner geschäftsreisen aufsucht. auch meine familie interviewte ich. mein mann wählte ‚liebkosen‘ 🙂 und meine zweisprachigen kinder stehen auf ’selbstverständlich‘ (der schwierigen aussprache wegen, sagte der sohn), ‚Keks‘ (ich zitiere: „das klingt so eckig, wie viele andere worte deiner sprache, mamma.“) und ‚Hund‘ (aufgrund des h-lautes, der so ungewöhnlich ist). ich selbst habe kein spezifisches deutsches lieblingswort (finde jedoch ‚bequem‘ nicht schlecht), aber ein italienisches. es heisst ‚cucciola‘ und ist die weibliche form von ‚cucciolo‘, was nachwuchs, tierkind, tierjunges, hundewelpe bedeutet. eine meiner töchter hatte letztes jahr einen unfall und trug sich u.a. eine schlimme gesichtsverletzung zu. und alle frugen mich immer:“come va la tua cucciola?“ oder „come sta la cucciolina?“ (‚wie geht’s der kleinen?‘). es schwang immer so viel ehrliche sorge, mitleid, freundschaft, zuneigung und liebe mit – das tat so gut in diesem moment. und ich finde es äusserst originell,  menschenkinder auf die ebene von tierkinder zu stellen. mutterliebe hat was animalisches!

Mir gefällt aber auch ‚crepuscolo‘, also dämmerung bzw. -licht. daraus entstand ja mein twitter-name.

meine frage an euch, liebe leser: habt ihr (in welcher sprache auch immer) lieblingswörter? stellt sie ins kommentarfeld ein!

voglio iniziare il nuovo anno con un questito.

come sapete bene la mia madrelingua è diventata anche il mio lavoro: insegno il tedesco. per offrire lezioni non noiosi, ma innovativi e moderni, uso tantissimo materiale differente. per esempio le riviste. nell’edizione del scorso novembre c’era un’interivsta per trovare la parola preferita in riferimento alla lingua tedesca da parte dei lettori/alunni . il primo posto è andato a ‚Gemütlichkeit‘ (una parola che risulta non traducibile). seguono termini come per esempio  ‚eichhörnchen‘ (vuol dire scoiattolo),  ‚Sehnsucht‘ (dietro questa parola ci sta un’idea e/o stato d’animo molto romantico, è difficile da tradurre questo tipo di nostalgia/desiderio ardente), ’natürlich‘ (naturalmente), ‚Fernweh'(il ‚dolore del lontan0‘, meglio: nostalgia, voglia di viaggiare), ‚Windschatten'( letteralmente ‚vento-ombra‘, meglio: versante sottovento) und ‚genau'(preciso, corretto, giusto). quest’ultimo mi fa sorridere. anni fa ho lavorato presso un liceo e verso la fine dell’anno scolastico ho scoperto ch’è il mio nickname fu ‚Frau Genau‘.

Ho chiesto un po‘ in giro fra i miei alunni e famigliari: signor p. ama ‚Prosit'(‚cin cin‘) – pensando all’oktoberfest. a francesca piace ‚Sehnsucht‘ e si ricorda tutt’ora alle poesie studiato a scuola.  barbara ha scelto ‚Trecker‘ (‚trattore‘), perchè questo è la prima parole che ha imperato facendo la ragazza alla pari in germania. roberto ha confermato ‚gemütlich‘; secondo me lui pensa ai vari  pub frequentato durante i suoi viaggi e trasferte. mio marito ama il verbo ‚liebkosen'(quindi ‚coccolare‘, ‚accarezzare‘) 🙂 e i miei bimbi bilingue preferiscono  ’selbstverständlich‘ (naturalmente/ovviamente, un ‚avverbio difficile da pronunciare) , ‚Keks‘ (‚biscotto‘; secondo mia figlia ha un suono quadrato che rispecchia il carattere del popolo)  e poi ‚Hund‘ (‚cane‘, a causa del ‚h‘). io non ho nessuna preferenza, però  ‚bequem‘ (comodo, confortevole) suona bene. ma ho la mia parola preferita italiana:  ‚cucciola‘. una delle miei figlia ha avuto un incidente  nel anno scorso, riportando una ferita brutta nel viso.  tutti mi chiedevano: „come va la tua cucciola?“ oder „come sta la cucciolina?“. conscevo già il significato di questo vocabolo, ma in quel momento lo trovai così caldo, affettuoso, pieno di amicizia e amore vero. l’amore materna ha qualcosa di animalesco, non vi pare? se ci si pensa, è molto simpatico l’idea di mettere sullo stesso livello i bimbi umani con quelli dei animali. per finire,  mi piace anche ‚crepuscolo‘- basta vedere mio nome su twitter.

e voi, carissimi lettori? avete anche voi una parole preferita, indipendentamente dalla lingua? se volete rispondetemi attraverso la funzione del kommentar!

a presto und bis bald!

Aus dem zweisprachigen Nähkästchen geplaudert (1)

Zu einer meiner kompliziertesten Unternehmungen hier in Italien gehört der Versuch, meine Kinder zweisprachig zu erziehen. Das Thema ist facettenreich und wäre eine eigene, neue blog-Kategorie wert. (Vielleicht gelingt es mir, hier Platz für Diskussion und Meinungsaustausch zu schaffen?)

Eine passende Anekdote fällt mir gleich ein: Ich kann mich nicht mehr genau an den Grund erinnern, aber ich war kürzlich recht wütend auf meine Kinder,  schimpfte sie aus und verließ, pädagogisch un-korrekt, das Wohnzimmer. Während ich die Tür beleidigt hinter mir zufallen liess, hörte ich meinen Sohn zu seiner Schwester sagen:“Mann, hast du gehört, wie toll Deutsch die gesprochen hat?“

„Ist doch klar,“meinte die Tochter cool und überheblich, „Mamma ist doch auf Deutsch geboren worden.“

 

Una delle mie imprese più complicata, vivendo in italia, è il tentativo di crescere i mei figli in modo bilingue. Quasi quasi dovrei creare nel mio blog una nuova categorie per creare uno spazio di discussione.

Mi viene in mente un bellissimo episodio: tempo fa ero arrabbiata con i mei figli. Non mi ricordo neanche più perchè. Li sgridò e stavo per uscire dalla stanza mentre sentivo dire mio figlio alla sorellina:“ Accidenti, hai sentito come quella lì parla il tedesco?“ „Ovvio“, risponde mia figlia col suo modo da intellettuale annoiata,“ la mamma è stata nata in tedesco!“